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Dendrocronologia

Durante l'antica età del Bronzo la conca infra-morenica del Lavagnone è stata sede di diversi abitati con strutture lignee di tipo palafitticolo e su bonifica, dislocate in differenti punti di un bacino lacustre, oggi torbificato. Buona parte di queste strutture si è conservata, poiché la parte inferiore del deposito archeologico è caratterizzata dalla presenza di livelli saturi d'acqua, le cui condizioni anaerobiche hanno inibito il degrado delle sostanze organiche, tra cui il legname che era la materia prima principalmente impiegata per la costruzione delle abitazioni e delle altre opere del villaggio.

La disponibilità di abbondante legname (pressoché esclusivamente di quercia), in associazione a livelli archeologici dell'antica età del Bronzo, ha fatto si che il Lavagnone rientri dal 1997 in un programma per la realizzazione di una curva dendrocronologica valida per l'Europa mediterranea e sudalpina, svolto in collaborazione con la Cornell University di Ithaca, N. Y., e coordinato dal >>prof. Peter I. Kuniholm.

Uno degli ambiti più rilevanti delle ricerche attualmente in corso perciò consiste nell'indagine delle strutture abitative e della loro evoluzione, avvalendosi della dendrocronologia per datare in maniera assoluta le fasi archeologiche correlate alle strutture stesse.

Due campagne di prelievi (agosto 1997 e agosto 1999) finora condotte dall'équipe della Cornell University hanno portato alla raccolta di un totale di 148 campioni dai settori A, B C; i campioni per la raccolta sono stati proposti ai dendrocronologi privilegiando il loro significato stratigrafico, ma sono stati effettivamente campionati solo quelli che rispondessero ai requisiti relativi ad un buono stato di conservazione e che possedessero un minimo di quaranta anelli di accrescimento radiale.

Sulle campionature sono state costruite cinque "curve" o sequenze dendrocronologiche, non sovrapponibili tra loro. La curva stazionale principale è stata denominata M8; costruita su 64 campioni copre un intervallo di 293 anni. Trattandosi di una curva flottante per la sua datazione in anni solari si è dapprima tentata una teleconnessione con la curva standard della quercia elaborata per la Germania meridionale da B. Becker. Non trovando pienamente soddisfacente questo approccio alcuni campioni dei legni inseriti nella curva M8 sono stati sottoposti a B. Kromer dell'Università di Heidelberg, al fine di ottenere una datazione radiocarbonica che con il metodo del wiggle matching fornisse una datazione calendariale con un margine d'errore limitato a circa un decennio. I risultati ottenuti dall'applicazione di questo metodo al campione Lav 37 (corrispondente ad un palo del settore A, l'Elemento Ligneo n. 229) hanno consentito di collocare la curva M8 entro l'intervallo dal 2213 al 1919 B. C. ± 10, al cui interno si individuano cinque episodi di taglio e messa in opera di strutture lignee.

Gli episodi di taglio segnano dei terminus post quem per il periodo di vita delle strutture alle quali si riferiscono; la correlazione con le fasi archeologiche non è sempre facile: nella maggior parte dei casi i campioni risalgono da pali, un tempo verticali ed ora leggermente inclinati, che attraversano tutto il deposito archeologico e raramente hanno un evidente significato stratigrafico, mentre molto più rari sono gli elementi lignei che, essendo stati rinvenuti in significativa posizione stratigrafica, consentono una correlazione tra fasi archeologiche e fasi di taglio.

Il mancato inserimento di alcuni campioni o delle curve minori nella sequenza principale lascia aperti alcuni nodi interpretativi, come nel caso di due pali che costituivano un tratto di una palizzata messa in luce già nella campagna di scavi 1996 al margine meridionale del settore C e che si ritiene potrebbe aver delimitato la palafitta del settore A: nella prossima campagna di scavi, prevista per il luglio 2001, si auspica di metterne in luce una porzione più ampia, ottenendo così altri campioni che convalidino una attribuzione per il momento stabilita intorno al 2011 BC (cui vanno aggiunti 16 anni circa di alburno), cioè in contemporanea con la più antica palafitta del settore A.

Il fatto che le sequenze minori non trovino una sovrapposizione con la sequenza principale potrebbe essere dovuto alla possibilità, notata dai dendrocronologi, di dividere gli alberi impiegati al Lavagnone in due raggruppamenti caratterizzati da differenti trend di crescita, come se fossimo in presenza di due complementari bacini di captazione del legname.

La curva M16, che copre un arco di 112 anni ed è costruita su 9 campioni provenienti da 5 differenti alberi, dovrebbe essere posteriore alla curva M8; infatti comprende campioni (come gli elementi lignei nn. 201, 301) che sono stratigraficamente posteriori al sistema a plinti dell'orizzonte Lavagnone 3 che è documentato nella curva M8 e che non sono piegati obliquamente come i pali della palafitta del BA I in seguito all'essiccamento del bacino verificatosi tra in un qualche momento tra le fasi Lavagnone 3 e Lavagnone 4 (che non ha restituito campioni, essendo caratterizzata da livelli aerobici). Considerando il numero degli anni che la compongono ed il fatto che è sicuramente anteriore alla bonifica del Lavagnone 4 possiamo dedurre che il Lavagnone 4 non possa essere iniziato prima del 1800 circa BC. Questo è in accordo con le datazioni dendrocronologiche disponibili per alcuni complessi archeologici ben confrontabili il Lavagnone 4, come la palafitta del Fiavé 3 - zona 4 (TN) e quella della Quercia di Lazise sul Garda e del laghetto del Frassino, che sono attribuibili al BA II; mentre guardando a nord delle Alpi si riscontrano corrispondenze con i materiali degli insediamenti palafitticoli del BA 2b della Svizzera e della Germania meridionale (Zurigo-Mozartstrasse, Bodman-Schachen e Arbon-Bleiche sul Bodensee, Forschner sul Federsee).

In conclusione il contributo della dendrocronologia finora applicata alle strutture del Lavagnone ha permesso di definire le dinamiche dell'occupazione del bacino del Lavagnone durante la prima fase dell'antica età del Bronzo (BA I) e di datarne le prime due fasi:

  • BA I A (2048-1991 B. C.): La pi? antica fase di taglio - cioè di impianto di strutture - documentata dendrocronologicamente al Lavagnone coincide con la costruzione di un "strada" sulla torba (ES 820 del settore B) e con l'impianto delle prime strutture palafitticole in area acquitrinosa (settore I-III di R. Perini, settore A dei nuovi scavi); l'attività di questa struttura, testimoniato dai materiali dell'orizzonte Lavagnone 2, comporta periodiche riparazioni, rifacimenti, ampliamenti documentati dalle fasi di taglio I, II, III.
  • BA I B (1984-1916 B. C.): Periodo d'uso della palafitta presso il settore A, caratterizzato da materiali dell'orizzonte Lavagnone 3, e documentato dalle Fasi di taglio IV e Tarda, mentre il settore B continua ad essere adibito a zona di collegamento e passaggio dalla sponda verso il centro del bacino.
Non si sono ancora messe in luce le strutture abitative della fase BA 1 C, documentata presso il settore B da scarichi domestici che si sono accumulati a nord della timber track way e ne hanno risparmiato il tracciato. L'individuazione delle strutture abitative relative alla deposizione di questi scarichi certamente avrà un ruolo fondamentale tra i prossimi obiettivi della ricerca. Se, come è plausibile date le caratteristiche del deposito, verranno individuati i resti lignei di queste abitazioni, anche la fase BA 1 C potrebbe essere datata in maniera assoluta.

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