Le fasi più recenti dell'antica età del Bronzo (BA II) possono essere studiate in tutti e tre i settori di scavo attualmente aperti (A, B e C).
Nel settore B continuano ad accumularsi scarichi di ceramiche, ossi animali, rifiuti, che si sovrappongono direttamente a quelli del BA I C e che hanno portato all'obliterazione dell'antico sentiero costruito in legno e all'innalzamento della quota del suolo. Dopo qualche decennio, abbandonata l'area del settore B, si è tornati a costruire abitazioni verso il centro del bacino, dopo un'interruzione che durava dalla fine del BA I B.
Le ragioni di questa nuova dislocazione delle abitazioni deve essere ricercata nel fatto che il livello delle acque del bacino si era nuovamente abbassato. Infatti i pali del settore A si sono inclinati fortemente da sud verso nord, quelli dei settori II e III da est verso ovest: è possibile che un forte e rapido abbassamento del livello delle acque abbia provocato movimenti della massa delle crete lacustri del fondo del bacino, innescando un effetto di scivolamento dei sedimenti antropici inglobanti la palificata del Lav. 2 e 3. Che il collasso del deposito sia avvenuto tra BA I e BA II (intorno al 1750 a. C.) è dimostrato dal fatto che le punte dei pali impiantati posteriormente
al Lav. 3 scendono nel deposito torboso con una minore inclinazione o addirittura perfettamente verticali. Inoltre anche negli altri bacini inframorenici gardesani, come il Lucone di Polpenazze, Bande di Cavriana e Barche di Solferino, i pali delle palafitte del BA I sono fortemente inclinati ed è quindi verosimile ritenere che lo stesso fenomeno, essendosi verificato
contemporaneamente, abbia un'unica causa di carattere macroclimatico.
Per bonificare il suolo umido e creare un piano regolare sopra il deposito antropico formatosi nei secoli precedenti sono stati stesi dei riporti di limi sabbiosi gialli per uno spessore variabile da 10 a 17 cm (us 204), che costituiscono un marker stratigrafico che separa in maniera netta due periodi nella storia dell'insediamento.
La stratificazione del Lav. 4 ? costituita da detriti legnosi umificati alternati ad accumuli localizzati di limi giallastri compatti, a volte ricchi di ghiaia e ciottoli, a veli di ceneri e chiazze di carboni, da porre in relazione ai focolari e alla loro periodica manutenzione. Nei livelli di colore marrone scuro si conservano in maniera non omogenea resti di assi e di travi ridotti ad un detrito molto fine, poiché siamo al limite tra parte superiore aerobica e parte inferiore anaerobica del deposito. Da alcuni indizi di incroci di assi poste di coltello e dall'orientamento di altre assi sembra che l'infrastruttura originaria fosse del tipo a tralicci e cassonature.
Il quadro culturale dell'abitato su bonifica del Lav. 4 mostra un complesso ceramico sensibilmente cambiato rispetto all'epoca delle palafitte del Lav. 2 e 3. Corrisponde al periodo caratterizzato dalla ceramica con decorazione incisa
a motivi cruciformi e a nastri intrecciati, secondo quello stile assente nella palafitta Rambotti di Polada e scoperto per la prima volta a Barche di Solferino. Qui, negli strati I e II, vennero alla luce ceramiche che rappresentano l'aspetto più significativo delle fasi avanzate del BA, che, reperite anche a Fiavé nel Trentino (fase Fiavé 3) in associazione con manufatti metallici, fra cui un'ascia a margini rialzati tipo Langquaid, permettono di stabilire una correlazione di questa fase con il Bronzo A 2-b transalpino. Dai livelli del BA II al Lavagnone mancano per ora oggetti di bronzo suscettibili di datazione puntuale e correlazioni cronologiche con altri ambiti culturali, a parte una piccola lama di pugnale a base semicircolare con tre fori per i ribattini, appartenente ai tipi caratteristici delle fasi avanzate del BA.
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