All'inizio dell'antica età del Bronzo il livello del piccolo lago del Lavagnone
era sceso considerevolmente rispetto ai tempi neolitici, facendo emergere lungo la sponda orientale un'ampia lingua di terra che per circa 160 m si protendeva verso il centro del bacino con andamento nord-est/sud-ovest e che appariva ricoperta da depositi torbosi, della potenza variabile da 20-40 cm presso la sponda fino a poco più di un metro a mano a mano che ci si allontanava. A ca. 40 m dall'antica scarpata morfologica del bacino il terreno iniziava a declinare leggermente per un tratto di una quarantina di metri, poi proseguiva in piano per un centinaio di metri. È in quest'area pianeggiante, torbosa e acquitrinosa, che fu deciso di costruire un villaggio palafitticolo, che doveva occupare un'area dell'estensione di almeno 90 m. Pochi metri dopo l'inizio dell'area pianeggiante fu anche costruita una palizzata di recinzione dell'abitato, un tratto della quale è stato intercettato nello scavo del settore C. Inoltre, per accedere all'area si costruì una timber track way, un sentiero di legno formato da un intreccio di ramaglie e di tavole stese sulla superficie torbosa e consolidato da pali verticali; un tratto di questo sentiero, che procede con direzione nord-est/sud-ovest, è venuto alla luce nello scavo del settore B e la dendrocronologia ha permesso di datarlo al 2048 ± 10 a.C.
La fitta palificata che sosteneva la piattaforma aerea su cui erano poste le abitazioni, venuta alla luce negli scavi dei settori I-III di R. Perini e nel nostro settore A, è costituita nella quasi totalità da pali di quercia, non più nella originaria posizione verticale, ma fortemente inclinati di oltre 45?. In 90 mq ne sono venuti alla luce più di 200, che in parte appartengono alla palafitta del Lav. 2 e in parte a quella del Lav. 3 (senza analisi dendrocronologiche è impossibile stabilire quali pali appartengano alla palafitta più antica e quali a quella più recente). Molti presentano un gradino a mensola, alcuni hanno due mensole contrapposte, pochi sono forniti di due fori quadrangolari al di sopra della mensola, in un solo caso i fori sono quattro.
I sedimenti che si sono depositati tra i pali durante il periodo di vita del
Lav. 2 hanno un andamento prevalentemente cumuliforme ed è possibile cogliere un'articolazione interna:
- alla base vi è un detrito torboso finissimo, di colore marrone-giallastro, al tetto del quale si sono adagiati assi e pali orizzontali carbonizzati (us 338-d);
- segue uno strato di maggiore potenza formato da accumuli di materiali organici e culturali, ricchi di sfasciumi legnosi, resti vegetali e ossi, nel quale è possibile rinvenire ceramiche integre in posizione verticale; al tetto presenta assi e pali carbonizzati (us 338-c);
- livelletto di sabbiolina di colore grigio chiaro (us 338-b);
- chiude la serie uno strato formato da un fitto sfasciume ligneo, ramaglie, molti legnetti freschi, assi carbonizzate, detrito torboso e molti resti culturali; contiene assi e pali bruciati (us 338-a).
Le analisi dendrocronologiche effettuate su una campionatura di 148 pali e assi permettono di correlare questo deposito con tre fasi di taglio, datate al 2048, 2010-2008 e 1994-1992 a.C. Tenendo conto che il legno per la costruzione dei plinti della palafitta del Lav. 3 è stato tagliato nel 1984 a.C., possiamo calcolare il periodo di durata della vita del Lav. 2 in circa 65 anni.
I materiali formano un insieme coerente e omogeneo, che fornisce il quadro
culturale del periodo più antico della cultura di Polada (BA I A). Dagli scavi Perini nel settore I provengono manufatti di osso, corno, fayence e in particolare di metallo, che permettono di correlare il complesso ceramico a un quadro cronologico più ampio. Si tratta di bronzi privi di stagno e fabbricati con un rame ridotto da minerali di Fahlerz, il cui uso è caratteristico delle fasi più antiche del BA nell'Europa centrale. Verso il 1994-1992 a.C. sono state eseguite le ultime riparazioni alla palafitta del Lav. 2, ma pochi anni dopo si è verificato un nuovo incendio che ne ha decretato la fine.
Gi? intorno al 1984 a.C. infatti sono stati tagliati i pali della successiva
palafitta, del Lav. 3, che vede l'impiego di una nuova tecnica per l'impianto di una parte dei pali, ora dotati di un plinto di fondazione, una tavola rettangolare con al centro un foro passante: la parte inferiore del palo veniva assottigliata e infilata nel foro del plinto, in questo modo il peso si scaricava su una superficie più ampia e si otteneva una maggiore solidità della fondazione, impedendone lo sprofondamento nel terreno poco consistente. Al Lavagnone finora ne sono stati rinvenuti una decina nel settore A, senza che si riesca a intravedere allineamenti precisi e distanze costanti.
Nel corso del periodo di vita della palafitta del Lav. 3 si sono accumulati detriti torbosi di colore marrone scuro, che hanno formato strati di torba dura e compatta. La fine della palafitta a causa di un incendio è marcata da strati antropici di colore grigio, picchiettati di carboni (us 328 e 370) e livelletti discontinui di limo sabbioso con ghiaino, carboni e ceneri (us 329, 348, 331).
La ceramica del Lav. 3 presenta nel complesso le stesse caratteristiche formali riscontrate in quella precedente ed è quindi inquadrabile ancora nel periodo pi? antico del BA, anche se in una fase non iniziale (BA I B).
Dopo l'incendio che in un anno imprecisato successivamente al 1916 a.C. distrusse la palafitta del Lav. 3 nel settore A, l'area sembra essere stata abbandonata per un certo periodo di tempo. Più a nord-est, verso la sponda orientale del bacino, ai lati del sentiero di legno che conduceva alla palizzata si sono accumulati molti scarichi: rifiuti di pasto e di macellazione, ceramiche e reperti culturali. A causa della limitatezza dello scavo non è ancora possibile stabilire se questi scarichi siano in relazione a case costruite subito a nord o a sud del sentiero, ma il fatto è del tutto
probabile; le ceramiche e i manufatti in selce, osso e corno sono riferibili
al BA I, anche se per diversi aspetti appaiono posteriori al Lav. 3 e possiamo
quindi considerarli caratteristici dell'ultima fase del BA (BA I C).
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