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Anfore da trasporto

L’espansione degli Etruschi nella pianura padana raggiunse il suo punto culminante poco dopo la metà del VI secolo a.C., quando si organizzò un sistema commerciale, e forse anche politico, imperniato sui grandi centri di Felsina (l’attuale Bologna), Marzabotto, Spina, Adria e il Forcello di Bagnolo S. Vito, ciascuno con un suo specifico ruolo. Per un secolo e mezzo si svilupparono i commerci tra Etruria Padana e Grecia, in particolare Atene. Anche se manca una quantificazione precisa, il flusso commerciale fu molto intenso, poiché in area padana giunsero decine e decine di migliaia di ceramiche attiche a figure nere, a figure rosse e a semplice vernice nera. Insieme alla ceramica attica giunsero a migliaia anche le anfore commerciali da trasporto e sono stati soprattutto gli scavi del Forcello a rivelare l’importanza e la consistenza delle anfore commerciali greche, poiché le attestazioni a Marzabotto e Adria sembravano poco numerose, addirittura assenti a Bologna, mentre a Spina le anfore erano conosciute quasi esclusivamente nei corredi funerari di età posteriore agli inizi del IV secolo. Infatti, l’uso dell’anfora nel corredo funerario è ancora poco attestato nel corso del V secolo, a Spina si contano solo quattro casi contro oltre un centinaio per l’età successiva. Molte anfore da trasporto erano venute alla luce negli scavi dell’abitato di Spina, ma soltanto di recente si è cominciato a pubblicarle . È ben nota l’importanza delle anfore da trasporto, il cosiddetto vaso-contenitore - in contrapposizione al vaso-mercanzia, ad es. la ceramica attica figurata - per lo studio dei commerci dell’Antichità . Le anfore greche erano utilizzate per trasportare due prodotti fondamentali dell’economia della Grecia antica, il vino e l’olio. Per diffondere il suo prodotto ogni città utilizzava anfore la cui forma caratteristica consentiva di riconoscere immediatamente l’origine della merce, garantendone nel contempo qualità e quantità. Trattandosi di produzioni di serie, su larga scala, le forme erano piuttosto standardizzate, ma ciascun centro produttore cambiava continuamente, nel corso dei decenni e dei secoli alcuni aspetti formali dei contenitori, per cui possiamo osservare un’ininterrotta evoluzione tipologica, dettata da ragioni tecniche o commerciali, dal VII secolo fino alla tarda età ellenistica. Al Forcello sono stati rinvenuti migliaia di frammenti di anfore tanto nel corso degli scavi regolari quanto nelle raccolte di superficie. Le anfore sono venute alla luce in numero abbondante in tutti i saggi di scavo finora aperti, alcuni dei quali sono posti a 320 m di distanza l’uno dall’altro. Ma l’esperienza delle raccolte di superficie dimostra che in ogni punto del Forcello affiorano materiali di importazione, ceramica attica e anfore da trasporto. Là dove è stata condotta l’indagine stratigrafica più completa, nel settore R 18, si è appurato che i materiali di importazione, in particolare ceramica attica figurata e anfore da trasporto, sono sistematicamente presenti in tutte le diverse fasi insediative, fin dal terzo quarto del VI secolo a.C. Il motivo di questa forte concentrazione è da ricercare, molto probabilmente, nel fatto che, essendo l’anfora adatta al trasporto via acqua ma non a quello via terra, là dove terminavano le rotte marittime o fluviali ed avevano inizio quelle terrestri, il contenuto delle anfore doveva essere travasato in altri recipienti, ad es. otri di pelle o botti di legno, per poter proseguire il suo viaggio. Lo studio delle anfore è importante per ricostruire le variazioni dei flussi commerciali nel corso del tempo. Ad es., nelle necropoli dell’Etruria meridionale del VII e VI secolo sono conosciute molte anfore greche da trasporto. I contenitori più diffusi provengono dalla Grecia dell’Est (Chio, Clazomene, Samo) e dall’Attica (anfore SOS e à la brosse). Al confronto sono poche quelle corinzie e del tutto assenti quelle dell’Egeo settentrionale . Le anfore del V secolo sono le meno conosciute nel quadro generale della produzione anforica greca. Tenendo poi presente che negli scavi di un abitato si rinvengono per lo più frammenti e raramente forme complete o parzialmente ricostruibili, si comprenderà quanto sia difficile e problematico lo studio delle anfore greche del Forcello, in assenza di una sistematica ed esaustiva analisi scientifica dei corpi ceramici alla luce delle moderne metodiche di indagine , analisi che richiede tempi lunghi e adeguati finanziamenti. L’attribuzione di un frammento di parete a un determinato centro produttore può essere fatta a vista solo in pochi casi. In genere è necessario ricorrere ad analisi petrologiche e degli elementi in tracce, analisi che, comunque, non sempre sono risolutive, specialmente quando si tratta di discriminare tra centri vicini, ad es. Samo e Mileto o Taso e Mende. Queste analisi al Forcello sono ancora a uno stadio iniziale della ricerca, mentre un campione di poco più di un centinaio di esemplari giunti fino a noi sufficientemente integri oppure che conservano parti tipologicamente significative dell’anfora, come orlo, collo, ansa e puntale, ha permesso di definire le provenienze. Al Forcello sono presenti anfore di Taso, di Mende o comunque dell’Egeo settentrionale; di Chio, Samo e Mileto; anfore ioniche; di Corinto nella varietà A e A 1; anfore corinzie B / corciresi (la distinzione allo stato attuale è praticamente impossibile); anfore tipo Solokha I, probabilmente da Cos, comunque dall’Egeo meridionale. Altri tipi sono ancora in attesa di attribuzione.

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