L’abitato protostorico di Mursia è collocato tra l'area pianeggiante di Cala Modica e la Cala dell’Alca, in corrispondenza del fronte della colata lavica del Gelkhamar.
L'area occupata dal villaggio copre una superficie totale di ca. 10.000 m² ed è articolata in diversi pianori, separati da terrazzi artificiali.Il terrazzo più ampio, prospiciente il mare, è difeso naturalmente su tre lati con una scogliera alta circa 30 m, mentre i terrazzi interni sono difesi da un grande muro in pietre a secco che circonda il villaggio per oltre 200 metri di lunghezza e 8-10 metri di altezza.
La scelta della posizione del villaggio è stata imposta dalla necessità di trovare un’area in parte difesa naturalmente e dalla volontà di non occupare terreni che potevano essere trasformati in aree coltivabili.
Elementi non secondari che hanno condizionato tale scelta sono stati la presenza di una sorgente di acqua salmastra posta in prossimità della costa poco più a nord del villaggio e la presenza della piccola cala che costituiva un ottimo riparo per le imbarcazioni, nonché sul lato settentrionale un’ampia piana costiera indispensabile per ricoverare a terra le imbarcazioni stesse.
All’interno del muro di cinta sono presenti decine di capanne (attualmente ne sono state individuate circa una trentina) prevalentemente di forma ovale, costruite con muretti a secco che si adattano alla pendenza del terreno o sono seminterrati. Frequenti sono i lastricati anche all’interno delle capanne e le strutture accessorie come i focolari in cista litiche, le piastre in argilla per il riscaldamento delle vivande, le banchine, i vasi litici infissi in battuti realizzati in limo compattato per mezzo del calore.
A nord dell’abitato il territorio è caratterizzato da un anfiteatro con lieve pendenza formato dai sedimenti alluvionali portati dai drenaggi che scendono dal monte del Gelkhamar delimitati sul lato meridionale dal fronte della colata lavica. Questi terreni dovevano costituire nell’età del bronzo il punto ottimale per lo sfruttamento agricolo, sebbene dobbiamo immaginarli molto diversi dalla situazione attuale, ancora occupati da numerose rocce affioranti e da folta vegetazione a macchia mediterranea. Solo dopo un consistente lavoro di spietramento, costruzione di terrazzi e sistemazione del sedimento disponibile poteva avviarsi il sistema di produzione agricola indispensabile per garantire la continuità di vita di una comunità consistente come quella che si può ipotizzare nel villaggio di Mursia. Ampiamente documentato in altre regioni almeno a partire dall’età del Bronzo (Liguria: CREMASCHI ET AL. 1992, DEL LUCCHESE ET AL. 1995;) l’opera del terrazzamento costituisce l’intervento più massiccio e programmato per un utilizzo continuo nel tempo che una comunità può effettuare in condizioni morfologiche particolari come quelle caratterizzate da forti pendii.
Il controllo del territorio e lo sfruttamento delle risorse ambientali doveva estendersi, inoltre, alle altre potenzialità come la destinazione di ampi spazi all’interno della colata lavica adatti alla pastorizia di caprovini. Qui la presenza di fiumare e di ampie depressioni morfologiche garantivano la raccolta di acqua piovana e il mantenimento costante di quell’umidità sufficiente per la crescita di vegetazione spontanea, adatta soprattutto all’alimentazione delle greggi di caprovini.
Le risorse marine completavano il quadro dello sfruttamento economico dell’ambiente con la raccolta di molluschi e la pesca.
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