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Il villaggio fortificato

La denominazione dei settori di scavo ha mantenuto quella proposta da Tozzi, aggiungendo nuove lettere per i nuovi scavi e per le suddivisioni del terrazzo più basso.

Mursia-Pianta generale

  • Per settore A si intende la terrazza direttamente affacciata sul mare;
  • per settore B , quello appena al di sopra della strada perimetrale scavato dall'Università di Pisa, in seguito, dall'Università di Bologna che non ha ritenuto necessario proporre nuove denominazioni in quanto i nuovi scavi si integrano perfettamente con l’area di Tozzi;
  • il settore C , anch'esso indagato da Tozzi, è la zona prospiciente il muro di cinta;
  • il settore D , in continuità con il settore A, non indagato da Tozzi.
Tre fasi insediamentali, corrispondenti ad altrettante fasi costruttive, caratterizzano la dinamica insediamentale del villaggio di Mursia.
  • FASE I - Questa prima fase si contraddistingue per la presenza di capanne seminterrate, di forma ovale molto allugata, con un abside con andamento pseudo-appuntito e uno semicircolare . L’accesso si trova lungo i lati lunghi, ed è articolato in gradini di collegamento tra piano esterno e interno. Una banchina interna può essere adiacente al muro perimetrale per circa metà perimetro. L’ambiente poggia direttamente sulla roccia di base affiorante. Gli edifici risultano disposti in modo irregolare, lo spazio tra capanne è molto ridotto. In questa fase l’abitato si sviluppa solo nel settore D.
  • FASE II – Le capanne, non solo seminterrate, come pianta principale risultano di forma ovale con absidi simmetricamente uguali. Presenti, inoltre, tipologie curvilinee, a pianta absidata su un solo lato e a perimetro irregolare e occasionale, in ragione della disponibilità di spazio. L’abitato si amplia, e va ad occupare il settore B, dove si assiste, quasi, alla lottizzazione degli spazi. Le strutture, infatti, sono disposte in modo regolare, in file parallele a gruppi di due o più capanne. Nel settore D la disposizione ricalca quella del periodo precedente, ma si sente l’esigenza di migliorare il sistema di viabilità con l’installazione di una strada, sulla quale gli edifici si affacciano.
  • FASE III – Vede il permanere degli edifici più antichi di forma ovale. Appare la pianta circolare a cui si possono addossare ambienti con muri tendenzialmente rettilinei, a formare anche edifici multicamerali.
La tipologia costruttiva è sempre la medesima: i muri sono costruiti sfruttando la tecnica del muro a secco, alcuni alzati sono realizzati in fango misto a elementi vegetali e travi e pali lignei.

Difficile definire la morfologia delle coperture , in quanto pochissime sono le buche di palo trovate, da non giustificare il loro sfruttamento come assi portanti di tetti, mentre, problemi di staticità si insinuano per coperture in pietra del tipo a schiena d’asino o piatte. L’ipotesi, che il Tozzi avanza, di una falsa volta, suggerita dall’altezza della capanna 1 del settore B e sostenuta dal confronto etnografico con i dammusi presenti sull’isola, è dunque da escludere. L’assenza di buche palo, ad esempio, nel settore B, fa pensare che la copertura poggiasse direttamente sull’alzato, incastrando travi da una certa altezza del muro, tenuti fermi da lastre litiche poste al di sopra di essi, poggianti su una trave di colmo, formata da due pali legati tra loro nella parte centrale e leggermente obliqui, che andava da un abside all’altro determinando un tetto a doppio spiovente. Nelle capanne più antiche, incassate nel terreno, è visibile il solo paramento interno del muro e le pietre non risultano organizzate in veri e propri filari ma incastrate tra loro in maniera abbastanza caotica, anche, se per le pietre da porre in opera si selezionano preferibilmente quelle aventi una delle facce piuttosto piatta, che andrà a formare il lato a vista, o si procede alla sbozzatura di un lato. Pietre di dimensioni maggiori costituiscono la struttura portante nei cui interstizi vengono utilizzati, quali inzeppatura, pietre di minore pezzatura. Le imperfezioni, convessità o concavità, vengono ovviate dalla stesura dell’intonaco limo-argilloso.

Dalla seconda fase in poi muta leggermente la tecnica, conseguentemente al graduale abbandono della tipologia della capanna interrata. Sviluppando un muro in alzato aereo, con entrambi i paramenti visibili, la sovrapposizione, molto curata, prevede che i blocchi siano piuttosto quadrangolari e disposti su file in modo regolare, anche utilizzando della terra per omogeneizzare meglio i filari.

Il problema relativo sia alla tipologia di alzato, che di copertura, si pone per quelle strutture sicuramente non interrate, con una sola fila di pietre come perimetro, incapaci di reggere sia un alzato aereo in pietra, che una copertura, come ad esempio la capanna B7 del settore B. Per quest’ultima si è ipotizzato un alzato formato da uno zoccolo in pietra con parete in materiale deperibile e pali di legno verticali incastrati nello zoccolo ai quali, nella parte sommitale si inserivano le travi della copertura. Intonaco era steso internamente su tutta la parete. Si conserva sia disfatto tra le pietre, che sotto forma di concotto, anche attaccato alla parete, lì dove un incendio può aver interessato una capanna.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

ARDESIA V., CATTANI M., MARAZZI M., NICOLETTI F., SECONDO M., TUSA S. 2006 , Gli scavi nell’abitato dell’età del Bronzo di Mursia, Pantelleria (TP): Relazione preliminare delle campagne 2001-2005, in “Rivista di Scienze Preistoriche”, LVI, pp. 293-367.

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