Il popolamento e la frequentazione dell’area romagnola, nei suoi molteplici ambienti, è molto antico. La fascia pedecollinare del forlivese,del faentino e dell’imolese è testimone di una presenza umana fin dal Paleolitico. La morfologia del territorio in esame ha agevolato l’arrivo di genti sia dall’Italia centrale, tramite i passi appenninici e la linea di costa,sia dall’Emilia e dal nord, tramite la pianura e la fascia pedecollinare . L’Appennino romagnolo è costituito da sedimenti di origine marina. La parte media ed alta dei rilievi è composta dalla “Formazione marnoso-arenacea romagnola” formatasi tra i 20 ed 15 milioni di anni fa (Miocene inferiore e medio). La parte inferiore dei rilievi è connotata dalla “Formazione gessoso-solfifera” (Miocene superiore).La fascia pedecollinare è composta prevalentemente da terreni argillosi del Pliocene,talvolta con affioramento di calcare pliocenico detto "spungone",che dal cesenate si estende fino al faentino. I depositi alluvionali del Quaternario,infine, modellano la vasta pianura romagnola. L’Appennino romagnolo è solcato da venti valli orientate da sud-ovest verso nord-est. I rispettivi corsi d’acqua per lo più sfociano nell’Adriatico,ma i fiumi Senio,Santerno e Sillaro confluiscono alla destra del fiume Reno tra S.Alberto ed Argenta. Il popolamento umano che si è stanziato lungo queste valli ha spesso privilegiato i pianori terrazzati sul lato sinistro dei corsi d’acqua perché maggiormente esposti al sole. Passi appenninici e sottostanti vallate hanno da sempre rappresentato per l’uomo le naturali vie di passaggio attraverso i rilievi che cingono a sud-ovest la Romagna e permettono la comunicazione con le Marche e la Toscana. Se durante l’età del Bronzo l’agricoltura e la pastorizia hanno un grande sviluppo,è probabile che queste direttrici di traffico abbiano favorito la transumanza. Gruppi di pastori conducevano gli armenti dall’Appennino verso la pianura romagnola in inverno,e ritornavano sui pascoli montani con il sopraggiungere della primavera. Tra questi percorsi si individuano le vie Pasna e Petrosa nella pianura compresa tra Ravenna,Forlì e Cesena.In quest’area si hanno testimonianze di frequentazione e di stanziamento dal Bronzo Medio fino al Bronzo Recente (Bermond Montanari,1998;Budini,2004;Miari,1990).Il popolamento riprenderà con una certa continuità dall’età del Ferro. Tra le direttrici di traffico più importanti si riconoscono, dall’osservazione della morfologia del territorio,ma anche dalle testimonianze archeologiche, le seguenti (Veggiani,1988):
Direttrice costiera adriatica : è un percorso che da Fano a Ravenna era delimitata ad est dall’antica linea di costa. Si affiancava ad ovest alla pedecollinare appeninica ed intersecava le direttrici di traffico provenienti dalle valli dell’Appennino. Permetteva il collegamento tra la fascia centrale adriatica e la Pianura Padana.Abbastanza numeroso è il rinvenimento di materiale dell’età del Bronzo, tra Cattolica e Rimini,su un percorso non lontano dalla costa.
Direttrice Tevere-Marecchia:Dall’Italia centrale verso l’Appennino lungo il percorso del Tevere in direzione SE-NO tra Todi,Perugia ,Umbertine,Città di Castello,Sansepolcro e Pieve S.Stefano vi è un percorso che permette di accedere tramite il Passo di Viamaggio alla Val Marecchia, (dove si trovano rinvenimenti dell’età del Bronzo dal territorio di Verucchio e di Rimini,e si segnalano anche i ripostigli di Casalecchio e di Poggio Berni) e alla pianura romagnola.
Direttrice:Tevere-Savio:Da Pieve S,Stefano,nell’alta valle del Tevere la direttrice si avviava versi l’alta valle del Savio attraverso il valico di Montecoronaro.Da qui si poteva giungere a Bagno di Romagna,località nota fin dalla preistoria per le sue acque medicamentose,per proseguire verso Sarsina,Cesena e la pianura costiera. Lungo il percorso del Savio si incrociano gli insediamenti dell’età del Bronzo di Guado della Fornasaccia,S.Martino in Fiume e Mensa Matellica.
Direttrice Arno-Savio: Dalla valle dell’Arno era possibile accedere all’alta valle del Savio presso Bagno di Romagna tramite il Passo della Serra. Direttrice Arno-Bidente di Ridracoli:Lungo questo percorso si segnala la presenza di acque sulfuree,oracoli e luoghi di culto noti fin dalla preistoria. Da Bibbiena,attraverso la valle dell’Archiano,fin all’eremo di Camaldoli. Si oltrepassava il valico appenninico dei Fangacci,e incrociando la Fonte Solforica della Lama,si discendeva il versante romagnolo fino a Forlimpopoli e la via Emilia. Da questa direttrice si diramava un percorso che seguiva il fiume Ronco,e che conduceva verso Ravenna. (Bidente-Ronco),permettendo l’accesso alle acque minerali della Fratta e della Panighina. Ad oriente di questo corso si snodava il torrente Ausa, che, proveniente da Bertinoro e attraverso Forlimpopoli conduceva alla pianura ravennate. L’abitato di Forlimpopoli è ricco di testimonianze dell’età del Bronzo,soprattutto per la fase Recente.Si segnala inoltre la presenza di un ripostiglio con oggetti metallici riferibili al Bronzo Finale. Sugli alvei di queste due direttici si impostarono le future vie Pasna e Petrosa.
Direttrice Arno-Bidente di Corniolo:Dalla valle dell’Arno fino alle pendici del Monte Falterona,per oltrepassare il Passo della Calla (1296 s.l.m.) e scendere a Campigna,Corniolo,Cabelli,S.Sofia. Si era in vicinanza con laghetti,sorgenti,acque termali probabilmente legate a culti idrici. Si segnala Capo d’Arno sul Falterona per la presenza di reperti preistorici e protostorici.Il laghetto degli Idoli è stato così nominato per il recupero di decine di statuette di bronzo di epoca etrusca,purtroppo disperse o collocate in musei esteri. Questa corrente di traffico si intersecava con quella del Bidente di Ridracoli .
Direttrice Sieve-Montone:Da Chiusi e la val di Chiana fino ad Arezzo,con deviazione in corrispondenza dell’Arno.Da una parte si proseguiva nel Casentino,dall’altra si procedeva per il Valdarno fino a Pontassieve,per congiungersi con il Sieve,affluente dell’Arno. Si giungeva a Dicomano del Mugello,dove vi è un importante sito dell’età del Bronzo. Da qui si percorreva il Passo del Muraglione (907 s.l.m.) che portava nella valle del Montone.Si giungeva sulla direttrice pedeappenninica.
Direttrice Sieve-Ensa-Lamone:Da Dicomano a Borgo S.Lorenzo per proseguire nella valle dell’Enza. Da qui si risaliva l’Appennino fino alla Colla di Casaglia (913 s.l.m.) per ridiscendere la valle del Lamone fino a Faenza dove vi sono insediamenti eneolitici e dell’età del Bronzo. Qui il percorso si raccordava alla direttrice pedeappenninica.
Direttrice Sieve-Santerno:Da Dicomano,verso Borgo S.Lorenzo per giungere a S.Piero a Sieve ed oltrepassare il passo del Giogo della Scarpaia (882 s.l.m),ed arrivare a Firenzuola nell’alta valle del Santerno.Si giungeva ad Imola sulla via pedemontana e si proseguiva in pianura dove il Santerno non ha sempre mantenuto lo stesso percorso durante i secoli,ma in cui il popolamento antico è sempre stato riconoscibile.
Direttrice Sieve-Sillaro:Da Dicomano e Borgo S.Lorenzo fino a S.Piero a Sieve,dove ,non lontano da Barberino del Mugello il percorso proseguiva fino al Passo della Futa (903 s.l.m.).Veniva allora percorso il crinale verso il Passo della Radicosa e si proseguiva per Monterenzio (valle dell’Idice) e si proseguiva fino alla pedemontana nei pressi di Ozzano Emilia.
Oltre che alle vie di collegamento vallive qui descritte,è necessario ricordare la percorrenza,dove possibile, del crinale appenninico in senso trasversale alle valli.
Si può osservare come il territorio romagnolo non sia un sistema chiuso,ma un’entità ricca di afflussi sia dall’Italia centrale che dall’area padana,come testimoniano il materiale ceramico soprattutto di Bronzo Medio e Recente, e la circolazione dei metalli. Il popolamento della regione è ben attestato lungo la fascia pedecollinare e la pianura,mentre i ritrovamenti sui rilievi dell’Appennino sembrano essere ancora scarsi. Purtroppo le spesse coltri alluvionali alto-medioevali e il fenomeno della subsidenza hanno reso difficoltosa l’indagine archeologica, soprattutto nella pianura ravennate.
BIBLIOGRAFIABermond Montanari G.,1988,Il popolamento pre-protostorico nel territorio cervese, in O.Maroni e A.Turchini ( a cura di ) Cervia natura e storia,pp.37-55.
Bianchi Santoro S.,1988,Un paese d’acque: il territorio cervese nell’antichità, in O.Maroni e A.Turchini ( a cura di ) Cervia natura e storia,pp.63-106.
Budini V.,2004Le vicende storiche.La preistoria e la protostoria(dal XII al III sec. a.c.,Guida al Territorio delle Ville Unite e Disunite,Comune di Ravenna,Circoscrizione di S.Pietro in Vincoli.
Miari M.,1990,Un crocevia antico : il territorio delle Ville Unite in età preromana,( a cura di) di Montevecchi G. e Novara P.,in In agro decimano:per un catalogo del patrimonio storico archeologico del territorio a sud di Ravenna,pp.11-24.
Veggiani A,1988,La Romagna, in Bermond Montanari G. (a cura di),La formazione della città in Emilia Romagna:prime esperienze urbane attraverso le nuove scoperte archeologiche,(Catalogo della mostra),Bologna,pp.45-55.
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